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I filmmaker calabresi fanno rete. «La Film Commission investa anche su di noi»

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Schermata100520161529Trasparenza e maggiore partecipazione. I filmmaker calabresi decidono, per la prima volta, di unire le forze per un intento comune: chiedere di avere voce in capitolo. Per scacciare definitivamente le ombre sulle precedenti gestioni della Calabria Film Commission che hanno di fatto solo macinato debiti e sperperi, gli operatori del territorio – alcuni dei quali sono videomaker che lavorano a stretto contatto con artisti importanti, cantanti, attori, doppiatori – si sono riuniti intorno a un tavolo, ciascuno col proprio carico di esperienza e lavoro, per discutere di prospettive e futuro. Nicola Rovito, Fabrizio Nucci, Nausica Tucci, Giacomo Triglia, Luigi Simone Veneziano, Andrea Ras, William Onorato, Fabio Nigro, Gianluca Salerno, Andrea Belcastro, Pasquale Caldararo, Marco Caputo, Davide Imbrogno, Mario Vitale, Fabio Rao, Alessio Pasqua sono i nomi dei filmmaker che hanno deciso di fare rete per lottare per la stessa causa.

Uguali chance per tutti. «Non vogliamo dover emigrare altrove – ha detto qualcuno – qui c’è la possibilità di lavorare e bene ma la Regione deve investire su di noi, sulla nostra professionalità». Basta, dunque, favoritismi, ma uguali chance per tutti, basta dover bussare alle porte sperando che l’amico dell’amico apra, ma quello che chiedono i filmmaker è la possibilità di dimostrare il proprio talento con il proprio lavoro.
Il manifesto. Nel prossimo incontro saranno messi nero su bianco i punti salienti del “manifesto” che i filmmaker sottoporranno all’attenzione di chi sarà ai vertici della Calabria Film Commission. Mentre la fondazione sta per essere rimessa a nuovo, con un organico e dei fondi a disposizione per ripartire, in attesa che venga emesso il bando per la presidenza e poi messo a punto l’organico (il “dream team” che dovrà nei fatti organizzare e decidere), i registi calabresi che questo lavoro lo svolgono da anni con professionalità e non pochi ostacoli – dovendosi barcamenare tra difficoltà economiche non di poco conto – hanno sottolineato come la Calabria non possa permettersi di sciupare un’altra occasione e che la Film Commission è un’opportunità soprattutto per chi svolge questo lavoro sul territorio guadagnandosi, spesso, la ribalta nazionale, raccogliendo altrove premi e soddisfazioni.

Bandi trasparenti e investimenti sul territorio. Negli ultimi anni alcuni hanno deciso di guardare ad altre regioni che hanno aperto le porte ai nuovi talenti, altri ancora si sono affidati al crowfunding o sono a caccia di sponsor privati che finanzino le loro opere. Ieri durante la prima riunione operativa nei locali del Dam, la prima di una lunga serie promettono i filmmaker, ciascuno ha portato la propria esperienza. «Ben vengano le grandi produzioni che porterebbero, di certo, pubblicità alla nostra regione ma chiediamo che una parte dei fondi sia messa a bando per noi che svolgiamo questa professione a tempo pieno e abbiamo messo in piedi società in cui abbiamo investito sogni e risparmi». Trasparenza nell’affidamento dei soldi, bandi accessibili a tutti, un occhio alle ricadute sul territorio, e un altro ai modelli virtuosi delle vicine Film Commission di Puglia e Basilicata, che hanno costruito modelli di business sulla Settima arte che le hanno rese competitive a livello internazionale.

L’appello. «Gli ultimi rumors sulla ristrutturazione in atto della Calabria Film Commission – dicono i filmmaker – spingono verso un incontro tra tutti noi professionisti e operatori calabresi del cinema e dell’audiovisivo. Lo scopo è quello di discutere – per la prima volta, tutti insieme – delle problematiche e aspettative del lavorare in questo settore in Calabria, in modo tale che ognuno possa raccontare le proprie esperienze, soprattutto nei rapporti con le istituzioni pubbliche. La Calabria Film Commission è una Fondazione che dovrebbe creare indotto sul territorio, favorendo la crescita delle produzioni già presenti nella regione, e attraendone di ulteriori da ogni parte del mondo. Sappiamo tutti come la cattiva gestione della Fondazione abbia, finora, provocato quasi esclusivamente disservizi, debiti e pessima reputazione a livello nazionale sul fare Cinema in Calabria. Probabilmente è arrivato il momento di unirci per far sentire la nostra voce».

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