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Cinema di guerra a San Pietro Infine

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Un festival nel paese fermo dal 1943

CASERTA- Quale migliore location per un festival di cinema di guerra? Il luogo è quella piccola Pompei della Seconda guerra mondiale che le autorità statunitensi non vollero mostrare ai propri concittadini. È a San Pietro Infine, ultimo lembo della provincia di Caserta al confine con Lazio e Molise, che si tiene, dal 23 al 27 agosto, la seconda edizione del Festival del film, documentario e reportage di guerra.

A San Pietro, nel dicembre del 1943, al seguito delle truppe alleate arrivò un giovane John Huston. Il cineasta hollywoodiano, oggi ricordato per mitiche pellicole come «Gli spostati» o «Fuga per la vittoria», lavorava all'epoca per le forze armate americane, e girò qui «La battaglia di San Pietro», documentario che, nel suo genere, ha fatto la storia. Per dirne una, Steven Spielberg lo ha studiato a lungo, prima di girare «Salvate il soldato Ryan». Tuttavia, in quegli anni di strenua propaganda, i committenti di Huston si allarmarono per la crudezza delle immagini raccolte dalla sua cinepresa: le rovine dei bombardamenti, i morti, i civili stremati e affamati che si accalcavano intorno all'obiettivo del regista. Censurata a lungo, l'opera fu poi sdoganata dal generale George Marshall, che intervenne perché fosse distribuita.

S.Pietro InfineOggi, come molti sanno, San Pietro è uno dei pochi paesi-relitti della guerra mai più ricostruiti, con pochi altri esempi in Europa. Non a caso, il borgo vecchio, arroccato su uno sperone roccioso, fu scelto da Mario Monicelli, alla fine degli anni Cinquanta, che vi girò gli esterni de «La grande guerra». Il programma di questa edizione, diretta da Angelo Maria Villani, è marchiato dal titolo «Storie nella storia» e dedicato ai bambini vittime della guerra. A Monicelli verrà intitolata una piazza, mentre Huston dà il nome al premio consegnato al termine dalla rassegna. A ricevere il riconoscimento, ci saranno quest'anno, tra gli altri, Roberto Cimpanelli e Aureliano Amadei. Molti ricorderanno «Baciami piccina», film di Cimpanelli del 2006, con Neri Marcoré e Vincenzo Salemme, coppia guardia-e-ladro nell'Italia post-8 settembre. Dal canto suo, Amadei, unico sopravvissuto all'attentato di Nassirya nel 2003, si segnala soprattutto per il suo «Venti sigarette», film tratto proprio da quella sconvolgente esperienza, in cui si ritrovò coinvolto come collaboratore del regista Stefano Rolla.

Altra presenza in tema, quella di Michele Soavi, che ha diretto nel 2008 «Il sangue dei vinti», tratto dall'omonimo romanzo di Gianpaolo Pansa. Film al centro di polemiche, viene anch'esso proiettato a San Pietro, dove Soavi sarà accompagnato da Borbara Bobulova e Alessandro Preziosi, entrambi nel cast dell'opera. Saranno, poi, presenti delegazioni di Unicef ed Emergency, si terrà un seminario dedicato al giornalismo di guerra, e interverrano Antonio Vittiglio, il generale al vertice della Brigata Garibaldi, e la scrittrice-regista casertana Annamaria Panzera. Cinque giornate, insomma, dense di significati, tra le rovine di un villaggio che ebbe la sventura di trovarsi lungo la linea Reinhard, allestita dai tedeschi nell'autunno del '43 per resistere all'avanzata alleata.

I bombardamenti angloamericani, oltre alle rappresaglie delle truppe di Kesselring, fecero più di cento morti tra i sanpietresi, ma alcuni dei bambini ritratti da Huston vivono ancora oggi, ultresettantenni, nel paese ricostruito a pochi chilometri. Il borgo vecchio, d'altra parte, è stato puntellato, negli ultimi anni, da opere di consolidamento, e oggi, al museo a cielo aperto delle case semidistrutte e delle strade abbandonate, si aggiunge un museo multimediale, ideato da Carlo Rambaldi, il notissimo maestro degli effetti speciali. Gli sforzi della locale fondazione Parco della Memoria puntano oggi a coinvolgere i rappresentanti di Stati Uniti e Germania, che lasciarono sul terreno migliaia di militari e già oggi ne fanno meta di pellegrinaggi della memoria.

Luigi Mosca
(Fonte: Corriere del Mezzogiorno)

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