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"Che Dio ci aiuti" due MovieTour nelle Marche

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Dalla fiction al viaggio, "Che Dio ci aiuti"... a visitare le Marche

marche--1ITINERARIO “SPIRITUALE" - Iniziamo dallo spirito… visto che si parla di conventi. “Sfrattata" da quello di Modena, suor Angela (Elena Sofia Ricci) si è trasferita a Fabriano, in provincia di Ancona. Questa cittadina ai piedi dell’Appennino racchiude nel centro storico importanti opere architettoniche e pittoriche, molte delle quali sono state trasformate in set cinematografico. L'ingresso dell'Oratorio della Carità, per esempio, è il nuovo ingresso del convento di Suor Angela. Gli esterni del bar gestito dalle "consorelle" sono invece ambientati nel vicinissimo loggiato San Francesco, da cui si gode uno scorcio incredibilmente suggestivo del centro storico fabrianese. Passeggiate in piazza del Comune e in piazza della Cattedrale, osservate l’ospedale, la scuola primaria Allegretto Di Nuzio, i giardini Regina Margherita e ritroverete tanti luoghi a voi familiari. E ancora, piazza Amedeo Di Savoia, piazzale Matteotti, piazza Quintino Sella e il Palasport, la pinacotecaca Bruno Malajoli, la fondazione Carifac, ovvero la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. A Fabriano c’è anche il museo della carta e della filigrana, l’attività artigianale più antica e più famosa, anche questo utilizzato come set per la fiction.
Rimanendo sull’idea di un percorso rilassante e spirituale, fate tappa a Loreto, la più importante meta di pellegrinaggio della regione, famosa in tutto il mondo. Il Santuario è una maestosa costruzione, alla quale hanno lavorato artisti come il Bramante e il Sansovino: custodisce le mura della Santa Casa di Maria di Nazaret, che, secondo la tradizione, venne trasportata qui dagli Angeli in volo.

Dirigetevi poi verso la valle del Chienti, che scende da Tolentino e arriva a Civitanova Marche, seguendo il corso dell’omonimo fiume, tutto in provincia di Macerata. Una zona collinare verdeggiante, coltivata a vigneti, campi di girasoli e granturco, e tutta punteggiata di chiese e abbazie. Come quella cistercense di Fiastra, dove farsi un’idea della vita che si svolge dietro le mura di un monastero e partecipare in silenzio alla preghiera dei monaci. Oltre alla chiesa romanica, si possono visitare la sala capitolare, il refettorio, il magazzino dell’olio e le grotte-frigo. Si possono anche acquistare prodotti alimentari e di bellezza preparati nel monastero, si può fare una passeggiata nella rigogliosa selva e chi vuole può concedersi un trattamento benessere nella vicina Spa. Altra tappa importante è la Basilica di San Nicola a Tolentino, dove il santo visse e compì miracoli nel XIII secolo. Pochi chilometri più a est si trovano le antiche chiese romaniche di Santa Maria a Piè di Chienti e di San Claudio al Chienti.


ITINERARIO NATURALISTICO - Mare e montagna, nelle Marche potete trovare entrambi. La macchina da presa di "Che Dio ci aiuti” punta sulla spiaggia di Portonovo, dove Azzurra e le sue amiche fanno il bagno. Siamo nella “Baia verde" della riviera del Conero: bianchi ciottoli di pietra, acqua cristallina, natura incontaminata, ma anche significative testimonianze storiche come la torre di guardia eretta nel '700 a difesa dei pirati, e il fortino napoleonico, baluardo militare ora adibito ad albergo. Da qui potete fare un giro per le altre spiagge del parco regionale del Monte Cònero e dei pittoreschi paesi che lo popolano, come Sirolo, la “perla dell’Adriatico", e Numana, centro più mondano. Solo in barca potete raggiungere la spiaggia delle “Due sorelle”, così denominata per i due scogli gemelli che emergono dal mare. Per la sua bellezza è stata scelta come simbolo della riviera del Conero.
In alternativa, scendendo lungo la costa verso Sud, vi consigliamo di visitare la Riviera delle Palme (fateci anche un tuffo), in provincia di Ascoli Piceno: ne fanno parte San Benedetto del Tronto, principale polo turistico della regione per numero di presenze, poi Cupra Marittima e Grottammare. Qui potrete passeggiare sul lungomare, avendo da un lato la candida spiaggia e dall’altro le ville del primo Novecento ancora ben conservate e dal fascino intatto. Alle spalle un graziosissimo borgo antico arroccato sulla montagna da cui godere una vista mozzafiato sulla riviera adriatica e su quella delle Palme in particolare.
Se invece siete amanti della montagna, o meglio della roccia, vi consigliamo innanzitutto un vero e proprio spettacolo naturale, citato anche in “Che Dio ci aiuti”: sono le grotte di Frasassi, nel Comune di Genga, grotte carsiche sotterranee tra cui quella chiamata "Abisso Ancona", enorme cavità che al suo interno potrebbe contenere il Duomo di Milano.

E sempre la fiction ci guida alla scoperta della Gola del Furlo, all’interno della omonima riserva naturale, in provincia di Pesaro e Urbino. Un paradiso autentico e suggestivo: la profondissima forra si è formata nel corso dei millenni tra il monte Pietralata (889 m) e il monte Paganuccio (976 m), grazie alla forza erosiva del fiume Candigliano. Siamo lungo il tracciato della via Flaminia, dove, per consentire un più agevole passaggio di persone e veicoli, l'imperatore Vespasiano fece scavare una galleria nel punto più stretto, detta "petra pertusa" o "forulum" (piccolo foro), da cui “Furlo”.

Ci sarebbe molto altro da vedere nelle Marche. Centri importanti, citati anche da "Che Dio ci aiuti", come Urbino con la sua università, Camerino con l’università e il tempio dell’Assunta, Fermo con le cisterne romane, Ascoli Piceno con il Forte Malatesta e la Cartiera Papale. Un consiglio però: non fatevi troppo travolgere dalla frenesia turistica e godetevi invece a ritmo slow il paesaggio di campagna, con le colline tappezzate di coltivazione colorate che di giorno sembrano le sfumature di un placido mare, mentre la notte, quando si illuminano solo i centri abitati sulle sommità, si trasformano in un presepe. Praticamente ogni paese nelle Marche ha un centro storico interessante, dove passeggiare e bere un caffè: cinte murarie conservano al loro interno palazzetti signorili e chiese di varie epoche, eredità di quando quando queste terre appartenevano al Papato oppure quando erano liberi comuni o signorie locali che puntavano all’autodifesa.

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